Porta principale di accesso al Castrum Sancti Donati, quella da cui si accedeva alla Via Marsicana. L’Arco di San Donato, agli inizi dello sviluppo del castrum, metteva in comunicazione il mondo urbano con quello rurale, permettendo l’ingresso a chi proveniva dall’Abruzzo o a quanti ritornavano dal lavoro nei campi. Attraverso la sottostante Via Pedicata, la porta si collegava alla contrada Sbarra, probabile blocco per chi volesse accedere al castello.
Nella Relazione anonima del 1595 il nucleo urbano viene descritto come «popolatissimo» ed ha «aria buonissima, et sottile». Gli abitanti sono «armiggeri, industriosi et fatiganti, vanno attorno fatigando, fanno de li panni di lana per loro uso et per vendere. Vi sono de le caccie di lepri, et capri, pernici et quaglie assai, et le genti si dilettano de la caccia».
La struttura a sesto acuto dell’Arco di San Donato è successiva al terremoto del 1349, quando i Cantelmo, ereditato il feudo dai Conti d’Aquino, lo ristrutturarono secondo lo stile francese. All’interno sono visibili i cardini in pietra che sostenevano le porte.
La zona esterna all’arco è detta in dialetto “Ammarieglie”, in ricordo della famiglia Gambarelli, che nell’XI secolo arrivò nel castello di San Donato proveniente da Sant’Urbano, città sparita un tempo ubicata tra Alvito e San Donato. Da questa posizione, il 29 luglio di ogni anno, il santo patrono si affaccia per dare la benedizione al paese. La Porta a Levante è ideale per scattare fotografie panoramiche del centro storico e della Val di Comino.
In questo luogo, il santo patrono affaccia per dare la benedizione al paese, ed è un luogo ideale per effettuare fotografie panoramiche del borgo medievale.
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